Nona Bolgia

Surplice: Mephistopheles

Cavaliere: Douglas, Antares, Silas

Temperatura: //

Località: Inferi, 8°Cerchio 9° Bolgia

Descrizione

All’interno della nona bolgia dell’ottavo cerchio degli Inferi, si trova il dominio del maggiore di Mephistopheles. Qui sono puniti coloro che seminarono discordia in vita e che come contrappasso, sono stati condannati ad essere squartati e mutilati a seconda della gravità della loro colpa e a percorrere in questo stato tutta la bolgia fino alla completa rimarginazione delle ferite, così che queste vengano aperte nuovamente, per subire un supplizio eterno. La bolgia infatti, ricorda un enorme campo di battaglia, uno spazio aperto, ovalizzato e pullulante di vita, un enorme cratere nel suolo degli inferi attraversabile a piedi o visibile da uno dei ponti in pietra sospesi sulla stessa, per “godere” appieno della vista dall’alto. Le anime che qui si alternano sono tante, i demoni in gran misura si spostano con le loro ali e le forme aberranti in cui si mostrano, per sferrare un colpo a questo o a quell’altro dannato con spade, asce, alabarde o qualsiasi altra arma permetta la mutilazione. È un territorio prevalentemente roccioso, arido, nulla cresce in questo luogo, v’è solo nuda e tagliente pietra che crea percorsi all’interno del dominio stesso, come piccole rupi su cui si affacciano i dannati o semplicemente massi grandi tanto da poterli riparare dai demoni da cui cercano di fuggire, inutilmente, per sottrarsi alla loro colpa. Sollevando il capo, ci si accorgerà della tonalità cremisi che tinge il cielo tanto da ricordare il panorama di un tramonto, con le varietà di rossi, arancioni e gialli ad alternarsi nelle loro sfumature, su di una volta gremita di stelle infernali che la trapuntano. In basso il panorama è la visione dilagante del contrappasso deciso da Hades, sangue vivo, rosso e fresco macchia completamente il suolo rendendolo a tratti scivoloso per la presenza di grumi scuri e collosi, oltre a questo, è facile trovare materia corporea o parti di corpo recise di netto, costituendo quella che effettivamente agli occhi si presenta come una carneficina, un massacro di dimensioni gigantesche, perpetrato con precisione tanto da appestare la bolgia di un odore ferroso, di ferite fresche e sangue, reso meno intenso e stomachevole, grazie alla presenza di un vento che spira a mitigare l’aria rendendola dunque respirabile.
Al centro della bolgia, si trova l’edificio in cui dimora il maggiore e con lui la surplice, simbolo della sua presenza e del controllo che ha su questa parte dell’ottavo cerchio. Come in altri punti degli inferi, questo luogo non è troppo grande, si presenta infatti come un tempio dalla pianta a croce latina e di modeste dimensioni, quasi una cappella che essendo in stile gotico ricorda una cattedrale in miniatura. Costruito in solida pietra, non possiede un colore uniforme ed in alcune parti il materiale di cui è fatta si è imbrunito fino ad assumere tinte variegate che vanno dall’arancio o rosso mattone, a quelle più cupe del nero. La facciata severa presenta unicamente il portone principale della cappella rigorosamente in legno scuro, installato sotto un arco a sesto acuto a cui si accede dopo una scalinata breve guardata da due statue incassate nella parete. Sono queste figure senza nome e volto, scolpite nella stessa pietra con cui è stata realizzata la cappella, una di uomo e l’altra di donna, ricoperti da un velo aderente lungo tutto il corpo che cela in questo caso parte dell’identità di chi è rappresentato nella statua giacché Mephistopheles non fa caso all’identità di chi prende, basta che riesca a portare a se delle anime, ed indicanti l’Ingresso come a voler invitare chi sia giunto fino a qui ad entrare.
Superato il portone, si accede all’interno della cappella, costituito da una sala principale, molto semplice in se per se, divisa in tre parti da due filari paralleli di quattro colonne a costoloni che sorreggono il soffitto di volte a crociera. Le due “navate” laterali, conducono attraverso alcune scale, in una sala sotto la cappella, dove v’è l’alloggio dello spettro di Mephistopheles con tutto il necessario per poter dimorare all’interno del dominio e dove sarebbe custodito il libro rosso su cui il demone era solito segnare le anime di coloro che si azzardavano a stringere un patto con lui donandogli l’anima. La navata centrale invece porta diretta a quello che può essere considerato il naos, illuminato perfettamente dall’alto da un lucernario ovale che riprende il disegno a raggiera di un rosone, mostra l’unica statua ed elemento di decoro di rilevanza all’interno, ovvero la figura di un uomo, metà angelo e metà demonio, a simboleggiare la capacità di persuasione e la vera natura di Mephistopheles, con le ali spalancate, sospeso nel vuoto e con lo sguardo rivolto verso il basso dove, su un piedistallo rialzato da alcune scale, giace il box e la surplice in forma totemica. Dietro il box, tre trifore gotiche concludono il braccio più corto della pianta della cappella, dove si trova un semplicissimo trono in pietra, che assieme alle finestre lungo i lati della stessa provvedono a fornire parzialmente luce.
L’ambiente, nonostante i diversi punti luce, viene rischiarato da gruppi di candele che rendono l’ambiente enigmatico e soffuso, velato di mistero eppure pregno di una certa sobrietà ed essenzialità.