Mare di Bohol

Scale: Dakuwaqa

Cavaliere: Zero

Temperatura: Calda (25/28° C)

Località:

Il mar di Bohol o Mare di Mindanao è un mare interno del mar delle Filippine nell’oceano Pacifico Occidentale amministrativamente parte delle Filippine. Fa parte del Mediterraneo Australasiatico.
Il mare bagna alcune delle regioni delle Filippine come quella del Visayas Centrale e Visayas Orientale parte della penisola di Zamboanga e, a oriente, la regione del Mindanao Musulmano e a sud il Mindanao Settentrionale.
Tra le città principali situate sulle coste che si affacciano sul mar di Bohol ci sono Iligan, Butuan e Cagayan de Oro.
Il mar di Bohol si collega al mar delle Filippine con due stretti e piccoli mari quello di Surigao e il mar di Camotes. Molte sono le isole che sono presenti nel mare, le due principali sono Siquijor e Provincia di Camiguin.

Descrizione

Il tempio si trova quasi in riva al mare, a poche centinaia di metri dalla spiaggia e sopra un scogliera alta circa una decina di metri. Per arrivare all’ingresso principale vi è una lunga scalinata composta da circa cento gradini di pietra bianca la cui fine è segnata da otto colonne d’ercole che fanno da guardia ad un portone rettangolare alto 3 metri e largo 2. Proprio sopra l’ingresso, in bassorilievo, la testa di uno squalo ricollegabile allo stesso Dakuwaqa, considerato da molti una divinità. Il tempio è di forma circolare e si affaccia sul mare per mezzo di una porta che da ad una piccola piazza circolare sopra la scogliera.
L’intero tempio è alto una quindicina di metri, calcolando il punto più alto della volta centrale.
Varcata la soglia d’ingresso, ci si ritroverà all’interno di un breve corridoio lungo circa 4 o 5 metri che lascia poi spazio all’interno del tempio: una stanza circolare con un singolo altare al suo centro. Sotto all’altare vi è un’incisione “solo un’anima pura ha il passo libero. La malvagità trova ciò che merita.”, un chiaro avvertimento ai malintenzionati. Sull’altare viene custodito, solitamente, il Pandora’s Box del Dakuwaqa.
Apparentemente non sembra esserci nessuno a protezione del luogo, ma una volta toccato l’ultimo gradino il peso dell’intruso attiverà alcuni marchingegni in grado da far tentennare chiunque abbia intenzioni poco amichevoli. Gli ingranaggi inizieranno a ruotare silenziosamente e rilasceranno una leggera nebbiolina proprio davanti all’ingresso (la nebbiolina è composta da alcuni veleni paralizzanti ricavati da determinate specie ittiche).
Il composto paralizzante funge da avvertimento agli invasori. Qualora questi, terminato l’effetto del veleno, decidessero di proseguire, si ritroverebbero all’interno del breve corridoio le cui pareti presentano dei piccolissimi fori, quasi invisibili ad occhio nudo. Ad ogni passo, un meccanismo rilascia degli aculei che da una parete vengono sparati verso quella opposta. Ogni aculeo è intriso di un veleno paralizzante… Quelli più vicini alla parte finale del corridoio, invece, sono bagnati di un veleno mortale.
Il veleno non agisce subito e lascia il tempo agli invasori di avvicinarsi all’altare, quello stesso altare la cui pietra viene costantemente “pulita” da un addetto di fiducia con una pezza imbevuta di un altro veleno: questo, differentemente dagli altri, è in grado di causare danni da ustione di terzo grado al solo tocco. Il cavaliere, assieme al custode, sono gli unici in grado di disattivare le trappole.