Cap. 2.2 – Il risveglio di Thanatos

Avvenimenti noti

Nello stesso momento, nel mondo, quattro città svaniscono nel nulla lasciando terra bruciata: Arkadia in Nord America, Malis in Australia, Spartan in Sud Africa e Ker in Sud America.
Testimoni nelle città vicine affermano di aver visto strane luci nel cielo. I morti sono decine di migliaia, non sono mai stati ritrovati i corpi.

Avvenimenti effettivi

Darius del Licantropo ed Anastasia di Shadow visitano un piccolo paesello in Messico dove accadevano strane cose e tornano negli inferi con una statuetta che suppongono si tratti di una reliquia. Messo al sicuro l’oggetto decidono di tornare al villaggio dove l’avevano trovato per indagare meglio sulla cosa visto che alla prima visita, gli abitanti sembravano posseduti dallo strano potete della reliquia.

Organizzata la spedizione, Lucien, Darius e Drastok raggiungono il luogo che sembra del tutto disabitato: l’interno di ogni abitazione è tinto di nero e vi sono delle sagome chiare dalle fattezze umanoidi sulle pareti come se qualcosa avesse investito il luogo e chi vi fosse all’interno.

Nella chiesa del villaggio trovano un lago di sangue bovino e le carcasse di 36 tori sgozzati tutti attorno alla navata principale e, sull’altare, una statua di un angelo combattente con le ali sporche di pece e le mani rotte e reincollate così da reggere la spada verso il basso, in quella che è una grezza rappresentazione di certe immagini storiche di Hades e della sua armatura.
Su una delle pareti con lo stesso sangue animale è scritto: “Mi avete tolto qualcosa che mi appartiene, ora io ho tolto qualcosa che appartiene a voi e sarà ecatombe e guerra”.

In quel momento i presenti si accorgono che a ridosso del soffitto della chiesa è presente un vortice di anime che non riescono a raggiungere gli Inferi e che si capirà poi essere quelle degli abitanti del villaggio. Lucien, baciato dal dono della chiaroveggenza, in quel vorticare di sofferenza riceve per un istante la visione del volto di Thanatos.

Alex, Regan e Kharl vengono mandati in Messico a presidiare il luogo dove è avvenuto il tutto e vengono raggiunti da quattro individui: tre soldati che ingaggiano il combattimento contro Alex e Regan, mentre il quarto si presenta come il Gigante Ecatombe ed inizia uno scontro con Kharl dell’Orco.
Durante la battaglia uno dei tre soldati riesce ad entrare nella chiesa e canalizzando diciannove delle anime degli abitanti del villaggio nel proprio corpo, acquisisce una potenza inaudita, presentandosi per quello che è appena diventato: il Gigante Legione.

Prima che lo scontro vada avanti, in una situazione di netta inferiorità per gli Spectre, un barlume di potenza divina di Hades porta a Kharl l’armatura del Minotauro, diventando a tutti gli effetti Gigante degli Inferi, e i due Giganti, a quella visione, decidono di battere in ritirata.

Kedel e Drastok vengono mandati in una piramide del centro America da Victoria alla ricerca del Necronomicon, un libro che potrebbe aiutarli a comprendere meglio come Legione sia stato in grado di ottenere quel potere. Una volta raggiunta, i loro cosmi oscuri rompono il sigillo che imprigionava le divinità della Corte Della Morte: Geras (la Vecchiaia), Oizys (la Sofferenza), Kher (la Morte Violenta), Apate (l’inganno) e Moros (il Destino Inesorabile).
Apate prende parola e spiega loro l’intento di sottrarre gli inferi ad Hades per la sua inadeguatezza a regnare. ponendo in favore di quel compito il loro signore Thanatos, cercando di reclutare i due Spectre che, saldi delle loro fedi, rifiutano. Le divinità a quel punto se ne vanno promettendo che sarebbe stata guerra per il regno dei morti.

Le quattro divinità, spargendosi per il globo, decidono di dare il via ai preparativi per il rituale che riporterà in vita Thanatos così che possa spodestare Hades in sua assenza e regnare sugli inferi come meritevole sovrano. Ognuno di loro, dotato di un cristallo oscuro, priva interi villaggi delle anime dei loro abitanti, creando delle colonne con quest’ultime atte a contenere i cristalli, in grado di canalizzarle e dare potere al rituale.
Molti spectre si prestano nel tentativo di vanificare i loro progetti, ma l’unico che riesce a rallentarli senza riuscire comunque ad impedire che il loro volere si compia è Drastok, forte dell’aiuto di Moros e Thyensthai.

Per completare il rituale tramite ricerche e consultando Moros e la guerriera sua fedele, scoprono della necessità del sangue sacrificale e che il tutto verrà a compiersi nella notte di Luna Blu. Una notte ormai prossima a quel tempo che avrebbe visto il mondo degli spiriti assai vicino a quello materiale, il momento più propizio per compiere il loro volere ed il ritorno di Thanatos.

Per impedire che tutto si compia, le schiere di Hades riescono a mettere in atto un piano con l’intento di attaccare tutti gli altari contemporaneamente e sotto le direttive di Moros, con non poca fatica e sacrifici, riescono ad imprigionare le quattro divinità in delle statuette totemiche. Una forma di confinamento momentanea prima che il rituale di Nemesi potesse compiersi e finalmente renderle inoffensive.
Con la loro sconfitta, il ritrovamento di Pandora è stato semplice e la notte di Luna Blu si sarebbe rivelata molto utile per il loro scopo. Approntati i preparativi, radunarono le statuette alla Cattedrale, là dove si sarebbe tenuto il rito, ma proprio in quella occasione, forte della loro vicinanza, le quattro divinità della Corte della Morte, sciogliendo il giogo che le teneva incatenate riuscirono a fondersi in una sorta di Centauro dalla potenza inaudita e fu compito di Darius, Drastok e Kharl affrontarlo, così da rendere possibile a Moros di compiere il rituale di Nemesi.
Questi vedendosi costretti dalla netta inferiorità contro il loro nemico, decisero di scagliare la Special Proibita agli Spectre: l’Hades Immolation, sprigionando un attacco senza precedenti. Moros, consapevole che non sarebbe servito a nulla se tutte e quattro le divinità non fossero state colpite contemporaneamente, sfruttò le sue capacità divine per imbrigliare il colpo e dividerlo, così da riuscire nell’intento. Proprio in quell’istante Thyensthai si sacrifica di sua spontanea volontà lasciando che sia la sua anima che il suo corpo vengano recise da Seahon e Milayha dando così il via al rituale.
Il sangue che scorre sull’altare si libera nell’aria andando ad avvolgere le figure delle divinità (tra cui Moros) in dei bozzoli non potendo il rituale limitarsi ad alcune delle divinità della Morte.
bozzoli vanno stringendosi sempre più fino a divenire dei veri e propri rubini richiudendoli al loro interno.

L’armatura di Thyensthai si ricompone in forma totemica e le cinque pietre scarlatte si vanno ad incastonare su di essa, mettendo la parola fine alla minaccia più grande che il regno di Hades abbia dovuto affrontare. Finora.